Hyper-V: Introduzione pt.1 | BE.iT SA
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Hyper-V: Introduzione pt.1

Hyper-VPremessa

Perché scrivere in relazione a Hyper-V? 

Sostanzialmente perché si tratta di una “new entry” (anche se tanto “new non è”) nel panorama della virtualizzazione. Come spesso accade Microsoft arriva tardi ad una tecnologia che si può ritenere quasi consolidata (lo fece per Internet, per i Server, per i Directory Service e in tanti altri campi), la implementa modo suo (leggi fregandosene altamente di eventuali standard e consuetudini), e, nonostante tutto, finisce per ritagliarsi una fetta di mercato.

Quando Microsoft introdusse Hyper-V con Windows 8 e Windows Server 2008, diciamocelo, chi mai ci avrebbe scommesso sopra un solo Euro? Il mercato era già in mano solidamente a Vmware, che aveva giusto quei circa 10 anni di esperienza, e quindi ben più di un analista dette la tecnologia per morta nel giro di poco tempo. Inoltre, siamo sinceri, Hyper-V nelle prime versioni era più acerbo di una banana acerba (e chi ne ha mai mangiata una sa benissimo quanto la cosa possa far schifo) e quindi chi mai avrebbe potuto pensare di affidarci la propria infrastruttura virtuale?

Da allora però di anni ne sono passati. Microsoft ha una serie di vantaggi innegabili. Il primo è quello di essere praticamente un monopolista nel settore PC: questo l’aiuta a fare, che lo si voglia o no, il bello e il cattivo tempo nel settore (solo nel lato server subisce le insidie di Linux), comprese alcune pratiche al limite della scorrettezza quando si tratta di modificare le licenze software a proprio tornaconto.
Il secondo è quello di possedere un capitale enorme. Tale capitale le permette di portare avanti progetti in perdita per anni e di organizzare strategie a lunghissimo termine, modificandole e affinandole in corso d’opera senza dover necessariamente sottostare alla condizione di porre tutti i suoi progetti a reddito.

Siamo quindi nel 2020, Ci sono Windows Server 2019, Windows 10 versione 2004, Azure Stack e Azure. Tutti questi sono legati da una cosa, ovvero la virtualizzazione utilizzando Hyper-V. Perché Microsoft è partita dal niente, in ritardo folle, con un prodotto acerbo e un re incontrastato del mercato e, nonostante tutto, ha tirato in piedi un ecosistema completo.

C’è un unico grosso problema: Microsoft non fa marketing, comunicazione e quanto possa servire per raggiungere l’utilizzatore finale. Tutto è basato sul passaparola e sulla buona volontà dei clienti, ergo molto di quello che esiste semplicemente non è conosciuto dalla maggioranza.

Con questa serie di articoli, a cadenza settimanale, vogliamo illustrarvi Hyper-V in modo che possiate valutare se funziona per voi e per la vostra azienda. Non ci resta che augurarvi buona lettura.

I prodotti

Hyper-V non è un prodotto, è una tecnologia. E’ declinato su una serie di prodotti diversi, con scopi diversi e caratteristiche differenti. La maggior parte di questi semplicemente è già in vostro possesso, già licenziato, e semplicemente non lo sapete. Sta nei vostri computer e server, senza che nessuno ve lo abbia detto. Anzi non è nemmeno installato di default, dovete andarlo a cercare (e impegnarvi pure) perché è nascosto.

  • Windows 10 Pro: Tutti i client Windows 10 Pro incorporano la tecnologia Hyper-V che si declina addirittura in tre sottosistemi diversi, ovvero Hyper-V, WSL 2 e Windows Sandbox
  • Windows Server 2019: Il sistema operativo Microsoft per i server incorpora la tecnologia Hyper-V e permette di virtualizzare macchine virtuali senza problema alcuno.

Esistono poi due prodotti che possiamo definire “dedicati” alla virtualizzazione. Essi sono:

  • Hyper-V Core: l’equivalente di Microsoft di ESXi, ovvero un hypervisor puro, senza GUI. La cosa più interessante è che è completamente gratuito anche per le feature più avanzate
  • Azure Stack: Si tratta di un private cloud completo, dove non si paga alcuna licenza ma l’utilizzo delle macchine virtuali e che è integrato con il public cloud di Microsoft. Le macchine possono essere spostate tra public e private cloud in maniera seamless.

La tecnologia di hypervisor è la stessa in tutti i prodotti, ergo questo significa che le VM possono essere create su qualunque di questi sistemi e spostate in maniera dinamica da uno all’altro. Qualcuno potrebbe obiettare che si può fare la stessa cosa con i prodotti VMware. E’ corretto ma si tratta sempre di prodotti aggiuntivi, non di un sistema integrato nel sistema operativo e che utilizza le stesse logiche di funzionamento ovunque. La cosa ha il suo perché.

Windows 10 Pro

Hyper-V contenuto dentro Windows 10 Pro è la base di ogni cosa. I concetti sono del tutto equivalenti al server, così come il modo di funzionamento, la console di gestione e il formato delle VM. Potete imparare molto su Hyper-V senza dover necessariamente acquistare una licenza di Windows Server.

Per installare Hyper-V è necessario usare l’antesignano pannello di controllo, andare poi in “Programmi e funzionalità” e da qui andare in “Attivazione e disattivazione funzionalità Windows”. Cliccando su “Hyper-V” si installerà l’hypervisor e il software di gestione.

 

Una volta installato sarà sufficiente effettuare un reboot per iniziare.

Rispetto a prima ciò che ci darà il benvenuto sarà la console di gestione di Hyper-V con cui si potreanno effettuare le prime configurazioni.

Attenzione: Come si diceva in precedenza Hyper-V, anche su Windows 10 è un hypervisor di tipo server. Questo significa che, al contrario del comportamento di default di VMware  Workstation o VirtualBox le macchine virtuali avviate gireranno in background senza avere necessariamente la console attiva, nel caso sia necessario interagire con la console della VM sarà necessario collegarsi alla VM attraverso la console di gestione. Questo comportamento ha dei vantaggi e degli svantaggi, come avremo modo di vedere in seguito.

Networking

Il networking di Hyper-V è una di quelle cose che vanno capite. Questo perché la sua implementazione è drammaticamente diversa da quanto fatto dalla concorrenza. In certi termini è decisamente semplicistico e, specialmente da chi arriva da VMware ESXi, potrà sembrare un notevole passo indietro. Per certi versi, bisogna ammettere che lo è, ma non poi così tanto come potrebbe apparire di primo acchito.

In primis vi sono tre tipi di switch:

  1. Esterno: è uno switch che permette alle macchine virtuali di parlare con il mondo esterno. Può esistere uno switch esterno per ogni scheda fisica presente sul computer e non è possibile definire uno switch esterno che non sia legato ad una scheda dell’host.
  2. Interno: E’ uno switch che permette alle macchine virtuali di parlare con l’host
  3. Privato: E’ uno switch che permette esclusivamente il dialogo tra VM dello stesso host
 

Su Windows  10 , diversamente dalle sue controparti server, vi è anche un default switch che permette alle macchine virtuali di parlare con il mondo esterno via NAT. 

La differenza fondamentale tra VMware e Hyper-V sta nel fatto che con VMware, nel caso vi siano delle VLAN, sarà necessario definire un virtual switch per ogni VLAN servita dall’host. Su Hyper-V, tendenzialmente ogni host ha un solo switch esterno. Tale switch opererà sempre in trunk sia per le porte fisiche sia per quelle virtuali. Se vi sono VM che devono operare su VLAN diverse esse saranno collegate allo stesso switch mentre la VLAN di riferimento sarà definita a livello della scheda di rete della VM.

 Normalmente su Windows 10 lo switch virtuale di Default sarà sufficiente per poter permettere alle VM di accedere ad Internet. Nel caso però sia necessario offrire dei servizi di rete dalle VM o annunciarsi direttamente sulla rete sarà necessario creare uno specifico switch esterno collegato alla scheda fisica dell’host.

Definiamo una VM

Per creare una vm si potrà utilizzare il comodo Wizard. Microsoft propone una serie di VM già preconfezionate nella voce di “Creazione rapida…”. Altrimenti si può fare tutto da sé usando la creazione della macchina virtuale alla voce “Nuovo”.

Vengono richiesti i seguenti parametri: 

  • Nome della VM
  • Percorso di archiviazione
  • Generazione: La generazione 1 corrisponde ai vecchi PC legacy con sistemi operativi a 32 bit e boot via BIOS. Dovrebbe essere utilizzata solo in caso non si possa andare sulla Generazione 2. Quest’ultima dispone delle caratteristiche più avanzate, effettua il boot via UEFI e supporta sistemi operativi a 64 bit
  • Memoria: Viene richiesta la quantità di memoria da assegnare alla VM. In caso di memoria dinamica sarà l’hypervisor a determinare quanta memoria assegnare in base alle esigenze della VM
  • Networking: Si potrà definire a quali switch la VM sarà collegata
  • Disco virtuale: sarà possibile decidere  s creare un disco vhdx in thin provisioning, se importare un disco esistente o aggiungerne uno in seguito
  • Sistema operativo: Si può scegliere se installare in seguito o collegare una ISO o un CD/DVD fisico di boot.

Il wizard prepara l’intelaiatura della VM ma non setta tutti i parametri. Una volta creata la VM, prima di farla partire, sarà utile rivedere le impostazioni.

 

 

Nella prossima puntata parleremo di come configurare la VM e delle feature messe a disposizione da Widnows 10  per la VM.

Andrea Ghirardini
ghirardini@beitsa.ch
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